Wednesday, June 25, 2003

"INCUBO?"
Tutte le notti la stessa musica: me ne vado a dormire, tranquillamente, come tutti i giorni, mi addormento nel mio letto e poi, nel cuore della notte mi sveglio e mi sembra di essere osservato, di percepire delle presenze... Sento anche dei brusii, qualche colpetto di tosse, come degli scricchiolii, dei rumori di tessuti, qualche risatina... talvolta mi arrivano delle zaffate di profumo di quelli forti che si sentono spesso spiccare tra la folla. Per un po' faccio finta di niente poi non ce la faccio più e allora accendo la luce ed ecco che d'improvviso sento un applauso scrosciante e mi ritrovo, sempre nel mio letto, ma su un palcoscenico davanti a una immensa folla di spettatori in abito da sera e in ghingheri. Io vengo preso dall'imbarazzo più totale, lì davanti a tutti in mutande, spettinato e impastato dal sonno, quasi accecato dai riflettori, mentre con una mano cerco di coprirmi il volto e con l'altra cerco la bottiglia dell'acqua per schiarirmi un po' la voce. E chiedo scusa... e non so che dire... e loro giù a ridere divertiti e ad applaudire. E vedo che si danno di gomito e che commentano soddisfatti: ma che bravo, ma come la fa bene la parte dell'addormentato. E io spengo la luce mi nascondo sotto le lenzuola, tra gli applausi e le urla di incitamento, e chiudo gli occhi terrorizzato finché non mi addormento.
Quando mi risveglio sono di nuova nella mia stanza e tutto è finito. Ma so che le repliche continuano...
zop.splinder.it

Tuesday, September 17, 2002

TIC DI REDAZIONE
Ho osservato bene e li ho notati anche in redazione. Piccoli o grandi si sono insinuati nelle abitudini dei colleghi, nei loro gesti, nei loro modi di maneggiare il mouse o di sfogliare i giornali, di affrontare le situazioni e soprattutto le riunioni. E allora viaggiamo nel fantastico mondo dei tic. Apriamo la finestra, qui c'è aria irrespirabile e il naso si arriccia come per incanto solleticato più dall'idea che in redazione l'aria sia sempre viziata che non da una reale esigenza di aria fresca. Lui lo chiameremo Aria, è l'uomo che ha il vizio di arricciare il naso e lamentarsi dell'aria che respiriamo. Poi c'è Spalla, è il collega che ha il tic nervoso si alzare la spalla mentre scrive forsennatamente. Nei momenti di maggiore concitazione, quando ha gli occhi puntati sullo schermo e le sue dita corrono alla velocità della luce per scrivere il pezzo in fretta, la sua spalla va per conto suo e, a intervalli regolari, si alza. Chi lo osserva pensa che Spalla stia pensando "Chissenefrega" visto il gesto, lui invece manco se ne accorge. Naso, invece, è un altro "uomo" della redazione: lui ha il vizio di tirare su con il naso che detto così sembra che sia un cocainomane. In realtà più che di tic qui bisogna parlare di un problema di respirazione che gli causa un respiro più rumoroso di altri e soprattutto più profondo. Ma tranquilli, che io sappia, non ha problemi di droga. Pantalone è un tipo strano, ma il tic che vi voglio descrivere è quello di alzare i pantaloni. Anche questa frase potrebbe essere male interpretata e allora ve la spiego: il suo tic è quello di mettere le mani sulla cintura e sollevare i pantaloni verso alto insomma alla fine la cintura più che sulla vita appoggia appena sotto il suo petto. Coda, invece, è un collega con i capelli lunghi e l'immancabile codino in cui raccoglie la chioma. Come è naturale per quanti hanno i capelli lunghi, il suo tic è quello di slegare le ciocche e rifare il codino nelle situazioni più imbarazzanti. E così ecco concluso il viaggio tra i tic di redazione: non sono molti lo so, ma sono quelli che mi sono venuti in mente, che ho osservato più volte. Ah dimenticavo: non vi ho detto i tic delle colleghe perché si sa le donne si offendono facilmente e preferirei che siano loro a raccontarvele
(cb)
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Thursday, September 05, 2002

TIC
Se osservi bene li noti. Piccoli o grandi si insinuano nelle abitudini della gente, nei loro gesti, nei loro modi di maneggiare gli oggetti, di affrontare le situazioni. Suonano come note stridule nell'armonia dell'atteggiarsi disinvolto delle persone. Come una goccia che cade ripetutamente da un rubinetto che perde, continuano a presentarsi e perpetui continuano nel loro essere. Una battuta insistente di ciglia, uno piccolo e impercettibile colpo di tosse a interrompere qualsiasi frase formulata, un continuo giocherellare con ogetti tra le mani, un movimento innaturale e ripetuto di occhi, bocca, naso... Non è il gesto in sé, ma la sua monotonia, la sua ripetitività snervante, il suo essere intrusivo e assolutamente martellante. Passano inosservati per giorni e anni fino a quando, notati, diventano un assillo insopportabile, un calvario degli occhi e di tutto il corpo che vorrebbero non vedere e sentire.
Ossessioni
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Monday, September 02, 2002

OSSESSIONI E' TORNATO...

Thursday, August 08, 2002

ARIA
Cammino un pò perso nel grigio inquinato della città, tra i suoi palazzi, le sue vie vip e le sue piazze. Cammino per chilometri senza una meta precisa vivendo la città, sentendo gli odori, ascoltando la gente che parla e che grida, che urla e che bisbiglia al telefono, che si lamenta o che ride di gusto. Passeggio osservando. Amo camminare circondato dal sole, dalla pioggia, dall'aria aperta. La mia ossessione tutta qui, poter stare fuori, girare, fermarmi a pensare, a spiare il mondo. Chiuso invece in un ufficio passo le mie giornate soffrendo, lontano da tutto ciò che più desidero. Lontano dagli stimoli dello spazio, dagli spunti del vissuto, distante dal mio obiettivo. Chiuso e rinchiuso, costretto per campare, per poi infine ritornare finalmente a vivere qualche attimo ... nell'aria
Yago
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Monday, August 05, 2002

FERIRE
A volte vorrei sotterrarmi, e non uscire più alla luce del sole. Ho sempre paura che con il mio modo di agire possa ferire chi mi stà attorno. Io ce la metto tutta, poiché cerco di essere cristallino e semplice nei miei comportamenti. Ma a volte le situazioni mi scappano di mano e degenerano in momenti di panico in cui il mio cervello da una parte, mi dice di reagire in un determinato modo, ma poi il mio corpo volente o nolente fa tutt'altro. Penso sia una cosa normale ma questo a volte crea dei grossi problemi in quanto, porta le persone che subiscono questi miei atteggiamenti a vedere le cose attraverso una lente incrinata che deturpa la loro percezione. Questa mia ossessione di conseguenza si ripercuote anche in tutte le cose che solitamente sono giuste secondo il modo di pensare, ma mi porta a pensare che anche in quei casi possa aver detto qualcosa di sbagliato. Perché i rapporti umani sono così difficili; mai una volta che si riesca ad interagire senza dover per forza ricorrere a sottigliezze per nascondere i propri difetti. Forse un giorno riuscirò in questo mio intento, ma al momento la cosa non si preannuncia per niente facile.
AngelsCry
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NANETTI...CHE PASSIONE
Sono piccoli, goffi e imbalsamati in un sorriso ebete. Dai loro 30 centimetri guardano il mondo immobili. Dove li metti stanno. Occupano milioni di giardini con vestiti e cappelli buffi, ma con l'aria triste di chi è condannato a stare per sempre in una condizione senza possibilità di scelta. I loro proprietari si beano di loro e della loro presenza, circondandoli all'infinito di compagni di sventura e arricchendo la kitscheria della loro esistenza. Li guardo spesso tristi mentre, muti, gridano la loro voglia di scappare. Solitamente sono sette, come nella fiaba, ma spesso, non si sa bene per quale ragione, raggiungono una cifra non meglio precisata. A cosa servano ancora non si sa, ma è evidente la loro sofferenza. Perchè alcuni li espongano con orgoglio nei loro giardini è un vero mistero...Mi ossessionano i "Nani da giardino". Mi ossessionano i loro sguardi e i loro proprietari. I giardini in cui "sostano per sempre" nelle più svariate posizioni sono lo spacato di una realtà lontana: un pezzo di una fiaba in un mondo di merda..e la stonatura si percepisce, forte e chiara.
Stè
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Thursday, August 01, 2002

MAGA MAGO'
Ossessioni? Boh!? Escludendo la voglia smaniosa di parlare di me e quella vocina insoddisfatta che talvolta mi pungola? La mia ossessione, se così si può chiamare, la dico di corsa perchè faccio fatica ad ammetterla anche a me stessa. Non è divertente, nè bizzarra. E' solo vana. Io ho la mania di vedere e prevedere. Neanche fossi la figlia illegittima di Maga Magò. Mi ostino a trovare dei segni nelle cose che vivo che mi permettano di dare delle sbirciatine sul futuro. Stupidi de ja vu che ricordandomi il passato, mi riveleranno quel che sarà. Peripezie della mente che spesso diventano profezie autoavveranti. Perchè quando ti aspetti un risultato fai inconsciamente in modo che si realizzi. Anche ora vedo voi che leggete questo brandello di confessione e mi immagino azioni e reazioni. Insomma cerco di correre più veloce del tempo. Io che ho sempre pensato di essere pronta a tuffarmi in un mare magnum e ignotum, io che non voglio avere freni edi continuo mi metto alla prova, io che dico di essere sempre pronta ad offrire alla sorte una chance, ho così paura dell'imprevedibile che non riesco neppure a concepirlo. Aspirante stregona del cavolo, che ha il terrore della vita vera ed allora se la immagina in mille diverse combinazioni. Risultato? La mia fantasia se ne va, la mia fede si avvilisce perchè in fondo faccio tutto da me, ed io mi annoio. Per questo godo, tutte le volte che la vita mi stupisce. Se nel bene, è meglio.
Anton
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